﻿{"id":5493,"date":"2025-02-05T19:39:50","date_gmt":"2025-02-05T18:39:50","guid":{"rendered":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/?p=5493"},"modified":"2025-02-05T19:39:50","modified_gmt":"2025-02-05T18:39:50","slug":"intervento-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-alla-cerimonia-di-consegna-dellonorificenza-accademica-di-dottore-honoris-causa-dalluniversita-di-aix-marseille","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/news\/dalla_rappresentanza\/2025\/02\/intervento-del-presidente-della-repubblica-sergio-mattarella-alla-cerimonia-di-consegna-dellonorificenza-accademica-di-dottore-honoris-causa-dalluniversita-di-aix-marseille\/","title":{"rendered":"Intervento del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla Cerimonia di consegna dell\u2019onorificenza accademica di Dottore honoris causa dall\u2019Universit\u00e0 di Aix-Marseille: \u00abL&#8217;ordre international entre r\u00e8gles, coop\u00e9ration, comp\u00e9tition et nouveaux expansionnismes\u00bb."},"content":{"rendered":"<p class=\"q-localization\"><i><span class=\"luogo\">Marsiglia, 05\/02\/2025\u00a0<\/span><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"redazione\">\n<p>Monsieur le Pr\u00e9sident de l&#8217;Universit\u00e9,<\/p>\n<p>Monsieur le Recteur de l\u2019Acad\u00e9mie,<\/p>\n<p>Monsieur le Doyen de la Facult\u00e9 de Droit et Science Politique,<\/p>\n<p>Monsieur le Directeur de l\u2019Institut Portalis,<\/p>\n<p>Mesdames et Messieurs les Doyens et Professeurs,<\/p>\n<p>Ch\u00e8res \u00e9tudiantes et chers \u00e9tudiants,<\/p>\n<p>recevoir le Doctorat Honoris Causa de cette prestigieuse Universit\u00e9, institution acad\u00e9mique majeure en France, est pour moi un r\u00e9el privil\u00e8ge.<\/p>\n<p>Je tiens \u00e0 remercier le Pr\u00e9sident, Professeur Eric Berton, le Professeur Jean-Baptiste Perrier, Doyen de la Facult\u00e9 de Droit et de Science Politique, ainsi que l&#8217;ensemble du corps acad\u00e9mique et du personnel. Je tiens \u00e9galement \u00e0 vous exprimer ma gratitude pour votre engagement quotidien en faveur de la diffusion du savoir.<\/p>\n<p>La France et l\u2019Italie entretiennent une relation de proximit\u00e9 g\u00e9ographique, culturelle et civile qui constitue un atout pr\u00e9cieux sur lequel les \u00c9tats amis peuvent compter dans le paysage g\u00e9opolitique, notamment \u00e0 l&#8217;heure actuelle. Le Trait\u00e9 du Quirinal en a r\u00e9cemment apport\u00e9 la confirmation.<\/p>\n<p>Marseille, \u00e0 son tour, en incarne la pleine expression : elle est l&#8217;embl\u00e8me et la stratification de cette civilisation m\u00e9diterran\u00e9enne qui nous unit. Une M\u00e9diterran\u00e9e qui a toujours rassembl\u00e9 les peuples depuis l&#8217;Antiquit\u00e9 et qui, aujourd&#8217;hui, n&#8217;est pas d\u00e9nu\u00e9e d&#8217;aspects critiques.<\/p>\n<p>Je salue la Cop4 Etudiante qui, dans les jours \u00e0 venir, se consacrera pr\u00e9cis\u00e9ment au th\u00e8me de la crise en M\u00e9diterran\u00e9e, ce qui t\u00e9moigne de la sensibilit\u00e9 des jeunes g\u00e9n\u00e9rations.<\/p>\n<p>L&#8217;amiti\u00e9, la proximit\u00e9, c&#8217;est aussi la responsabilit\u00e9 et l&#8217;engagement communs pour relever des d\u00e9fis dont l&#8217;ampleur suscite l&#8217;inqui\u00e9tude.<\/p>\n<p>Une Universit\u00e9 de cette envergure, o\u00f9 l&#8217;on \u00e9tudie l&#8217;histoire et le droit afin de disposer d&#8217;outils permettant de comprendre et de gouverner le pr\u00e9sent et l&#8217;avenir, est le lieu appropri\u00e9 pour s&#8217;interroger sur la situation des relations internationales et sur l&#8217;\u00e9tat dans lequel se trouve l&#8217;ordre que nos Pays ont contribu\u00e9 \u00e0 d\u00e9finir.<\/p>\n<p>Permettez-moi, maintenant, de continuer en italien.<\/p>\n<p>Un ordine internazionale che, come tutti i contratti sociali e le strutture politiche, ribadisce la propria funzione, conferma la propria stabilit\u00e0, se alimentato con impegno, sviluppando capacit\u00e0 di ascolto e adattamento, nonch\u00e9 cooperazione rispetto ai fenomeni che si presentano.<\/p>\n<p>La storia, in particolare quella del XX secolo, ci ha insegnato che quest\u2019ordine \u00e8 un\u2019entit\u00e0 dinamica, subordinata a equilibri che, ovviamente, non sono immuni dall\u2019essere influenzati da tensioni politiche, cambiamenti economici.<\/p>\n<p>Spesso, gli squilibri che affiorano hanno radici remote: negli strascichi lasciati dai conflitti del passato. Oppure corrispondono a pulsioni, ad ambizioni di attori che ritengono di poter giocare una partita in nuove e pi\u00f9 favorevoli condizioni, con l\u2019attenuarsi delle remore rappresentate dalle possibili reazioni della comunit\u00e0 internazionale e l\u2019emergere di una crescente disillusione verso i meccanismi di cooperazione nella gestione delle crisi. Quegli strumenti nati per poter affrontare spinte inconsulte dirette a riaprire situazioni gi\u00e0 regolate in precedenza sul terreno diplomatico.<\/p>\n<p>Del resto, la generosa fatica delle istituzioni sorte nei decenni successivi alla Seconda Guerra Mondiale, costellata da bruschi arresti e delusioni, purtroppo non \u00e8 stata in grado di manifestare tutta la sua potenziale efficacia.<\/p>\n<p>I veti incrociati in Consiglio di Sicurezza hanno ripetutamente impedito all\u2019ONU di dispiegare la sua azione di pace, e, tuttavia, quanto \u00e8 riuscito a esprimere \u00e8 stato un grande successo.<\/p>\n<p>I detrattori dell\u2019Organizzazione dimenticano, comunque, tra l\u2019altro, il suo ruolo cruciale nel processo di decolonizzazione, o nella costruzione di un impianto normativo per arginare l\u2019escalation militare e favorire il disarmo.<\/p>\n<p>Una riflessione sul futuro dell&#8217;ordine internazionale non pu\u00f2 prescindere da un esercizio di analisi che, guardando alle incertezze geopolitiche che oggi caratterizzano il nostro mondo, richiami alla memoria la successione di eventi, di azioni o inazioni, che condussero alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale.<\/p>\n<p>La storia non \u00e8 destinata a ripetersi pedissequamente, ma dagli errori compiuti dagli uomini nella storia non si finisce mai di apprendere.<\/p>\n<p>La crisi economica mondiale del 1929 scosse le basi dell&#8217;economia globale e aliment\u00f2 una spirale di protezionismo, di misure unilaterali, con il progressivo erodersi delle alleanze. La libert\u00e0 dei commerci \u00e8 sempre stata un elemento di intesa e incontro. Molti Stati non colsero la necessit\u00e0 di affrontare quella crisi in maniera coesa, adagiandosi, invece, su visioni ottocentesche, concentrandosi sulla dimensione domestica, al pi\u00f9 contando sulle risorse di popoli asserviti d\u2019oltremare.<\/p>\n<p>Fenomeni di carattere autoritario presero il sopravvento in alcuni Paesi, attratti dalla favola che regimi dispotici e illiberali fossero pi\u00f9 efficaci nella tutela degli interessi nazionali.<\/p>\n<p>Il risultato fu l\u2019accentuarsi di un clima di conflitto &#8211; anzich\u00e9 di cooperazione &#8211; pur nella consapevolezza di dover affrontare e risolvere i problemi a una scala pi\u00f9 ampia. Ma, anzich\u00e9 cooperazione, a prevalere fu il criterio della dominazione. E furono guerre di conquista.<\/p>\n<p>Fu questo il progetto del Terzo Reich in Europa.<\/p>\n<p>L\u2019odierna aggressione russa all\u2019Ucraina \u00e8 di questa natura.<\/p>\n<p>Oggi assistiamo anche a fenomeni di protezionismo di ritorno. La Presidente della Commissione Europa, a Davos, pochi giorni fa, ricordava che, solo nel 2024, le barriere commerciali globali sono triplicate in valore.<\/p>\n<p>Crisi economica, protezionismo, sfiducia tra gli attori mondiali, forzatura delle regole liberamente concordate, diedero un colpo definitivo alla Societ\u00e0 delle Nazioni sorta dopo la Prima guerra mondiale, gi\u00e0 compromessa dalla mancata adesione degli Stati Uniti che, con il Presidente Wilson, ne erano stati fra gli ispiratori.<\/p>\n<p>Si tratt\u00f2, per gli Usa, del cedimento alla tentazione dell\u2019isolazionismo. Ma il lavoro della Societ\u00e0 non fu comunque vano se pensiamo che ad essa dobbiamo, ad esempio, il Trattato contro il commercio di schiavi e la schiavit\u00f9, e siamo nel 1926.<\/p>\n<p>Nel fragile contesto degli anni fra le due guerre mondiali, percorso da un cupo rialzarsi del nazionalismo, da allarmanti tendenze al riarmo, dal contrasto fra gli Stati &#8211; secondo la logica delle sfere di influenza &#8211; furono circa 20 i casi di recesso dalla Societ\u00e0 delle Nazioni.<\/p>\n<p>La Germania, con Hitler Cancelliere, si ritir\u00f2 nel 1933. Lo stesso fece il Giappone. L\u2019Italia usc\u00ec nel 1937. Questi ultimi due Paesi (con Francia e Impero britannico e la stessa Germania), erano membri permanenti del Consiglio della SdN.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio, purtroppo, la Societ\u00e0 delle Nazioni non seppe fare argine all\u2019espansionismo, alle ripetute violazioni della sovranit\u00e0 territoriale, in Europa come in altri continenti.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, negli anni Trenta del secolo scorso, assistemmo a un progressivo sfaldarsi dell&#8217;ordine internazionale, che mise in discussione i principi cardine della convivenza pacifica, a cominciare dalla sovranit\u00e0 di ciascuna nazione nelle frontiere riconosciute.<\/p>\n<p>Le politiche di appeasement adottate dalle potenze europee nei confronti dei fautori di queste dinamiche furono testimonianza di un tentativo vano di contenere ambizioni distruttive di simile portata: emblematico rimane l&#8217;Accordo di Monaco del 1938, che concesse alla Germania nazista l&#8217;annessione dei Sudeti, territorio della Cecoslovacchia.<\/p>\n<p>Un abbandono delle responsabilit\u00e0 condusse quei Paesi a sacrificare i principi di giustizia e legittimit\u00e0, nel proposito di evitare il conflitto, in nome di una soluzione qualsiasi e di una stabilit\u00e0 che, inevitabilmente, sarebbero venute a mancare.<\/p>\n<p>La strategia dell\u2019appeasement non funzion\u00f2 nel 1938. La fermezza avrebbe, con alta probabilit\u00e0, evitato la guerra.<\/p>\n<p>Avendo a mente gli attuali conflitti, pu\u00f2 funzionare oggi?<\/p>\n<p>Quando riflettiamo sulle prospettive di pace in Ucraina dobbiamo averne consapevolezza.<\/p>\n<p>Care studentesse, cari studenti,<\/p>\n<p>vi vediamo, oggi, con grande apprezzamento, partecipi, attivi, pieni di progetti.<\/p>\n<p>Il vostro attuale destino, le condizioni in cui viviamo in Europa, sono frutto delle scelte fortemente volute dopo la Seconda Guerra Mondiale, guardando proprio ai milioni di morti delle guerre del Novecento.<\/p>\n<p>Cooperazione e non competizione. Fraternit\u00e0 laddove regimi e governi avevano voluto seminare odio.<\/p>\n<p>Penso alle centinaia di migliaia di giovani che la Seconda Guerra Mondiale strapp\u00f2 alle aule universitarie, alle loro famiglie.<\/p>\n<p>Sul rifiuto di cedere alla violenza della prepotenza, sul sacrificio di quelle generazioni, abbiamo costruito il pi\u00f9 lungo periodo di pace di cui l\u2019Europa abbia goduto.<\/p>\n<p>Settant\u2019anni di pace.<\/p>\n<p>Certo, per guardare alla storia di Francia, si studia la Guerra cosiddetta dei Cent\u2019anni (116 per l\u2019esattezza), con l\u2019Inghilterra. Ma, per l\u2019intera Europa, ricordiamo quella degli Ottant\u2019anni, dei Trent\u2019anni, dei Quindici anni: sono anelli della periodizzazione che gli storici propongono, centrandola sui conflitti.<\/p>\n<p>Raramente ci si sofferma sui periodi di pace.<\/p>\n<p>\u00c8 bene, invece, parlare della pace di questi decenni come della Pace dei Settant\u2019anni, nel proposito che si prolunghi e non venga mai interrotta, per dire che la pace \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Che una pace rispettosa dei diritti della persona, delle comunit\u00e0 e dei popoli, \u00e8 possibile.<\/p>\n<p>Che non si tratta di aspirazioni ireniche, non sorrette da fatti. Al contrario.<\/p>\n<p>Al termine del conflitto le potenze alleate contro il morbo nazifascista si trovarono di fronte alla necessit\u00e0 di costituire un nuovo ordine mondiale che sapesse evitare gli errori del passato e fornire nuove prospettive all\u2019umanit\u00e0 stremata.<\/p>\n<p>Il primo risultato fu la Carta di San Francisco, della quale ricorrono gli ottant\u2019anni.<\/p>\n<p>Colpisce e coinvolge leggerne il preambolo che, non a caso, si apre con la formula \u201cnoi popoli\u201d.\u00a0 Non dice \u201cnoi Stati\u201d, \u201cnoi nazioni\u201d. Proclama: \u201cnoi popoli\u201d.<\/p>\n<p>Recita infatti:<\/p>\n<p>Noi popoli delle Nazioni Unite,<\/p>\n<p>decisi a salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all\u2019umanit\u00e0,<\/p>\n<p>a riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell\u2019uomo, nella dignit\u00e0 e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole,<\/p>\n<p>a creare le condizioni in cui la giustizia ed il rispetto degli obblighi derivanti dai trattati e dalle altre fonti del diritto internazionale possano essere mantenuti,<\/p>\n<p>a promuovere il progresso sociale ed un pi\u00f9 elevato tenore di vita in una pi\u00f9 ampia libert\u00e0,<\/p>\n<p>e per tali fini<\/p>\n<p>a praticare la tolleranza ed a vivere in pace l\u2019uno con l\u2019altro in rapporti di buon vicinato,<\/p>\n<p>ad unire le nostre forze per mantenere la pace e la sicurezza internazionale,<\/p>\n<p>ad assicurare, mediante l\u2019accettazione di principi e l\u2019istituzione di sistemi, che la forza delle armi non sar\u00e0 usata, salvo che nell\u2019interesse comune,<\/p>\n<p>ad impiegare strumenti internazionali per promuovere il progresso economico e sociale di tutti i popoli,<\/p>\n<p>abbiamo risoluto di unire i nostri sforzi per il raggiungimento di tali fini\u201d.<\/p>\n<p>Questa la strada lucidamente disegnata.<\/p>\n<p>Nacque quel complesso sistema di organismi internazionali con al centro le Nazioni Unite, la prima vera organizzazione universale della storia umana, che, seppur tra luci e ombre, ha perseguito per ottant\u2019anni l\u2019obiettivo primario della pace mondiale, della crescita e diffusione della prosperit\u00e0, della soluzione pacifica delle controversie.<\/p>\n<p>Senza dimenticare il rispetto dei diritti umani e delle libert\u00e0 fondamentali, essenziale tassello di questa nuova architettura.<\/p>\n<p>Il grande giurista Ren\u00e9 Cassin, che di questa Universit\u00e0 fu studente e poi professore, coautore della Dichiarazione Universale sui Diritti Umani del 1948 e premio Nobel per la pace, scrisse, infatti \u201cNon ci sar\u00e0 mai Pace su questo pianeta finch\u00e9 i diritti umani vengono violati, in qualunque parte del mondo.\u201d<\/p>\n<p>Il dispotismo dei sistemi di impronta fascista e nazista appariva condannato dalla storia.<\/p>\n<p>Il sistema costruito dopo il 1945 fu retto, per una lunga fase, dalla grammatica del bipolarismo basato in primo luogo su contrapposizioni ideologiche, cui corrispondevano, tuttavia, anche propositi di potenza. La Guerra Fredda defin\u00ec le relazioni internazionali per quasi mezzo secolo, cristallizzando i rapporti, gli schieramenti e gli attori stessi della vita internazionale. A dominare era il terrore dell\u2019olocausto nucleare.<\/p>\n<p>Il 9 novembre 1989, con il crollo del Muro di Berlino, si ricomponevano storia e geografia in Europa e nel Mediterraneo dopo la frattura della Guerra fredda. Una trasformazione epocale si realizzava e l\u2019ordine internazionale, ancora una volta, assumeva una nuova forma.<\/p>\n<p>Il XX secolo si concludeva con il collasso dell&#8217;Unione delle Repubbliche Sovietiche e un nuovo assetto globale, nel quale la diffusione delle democrazie liberali appariva preponderante.<\/p>\n<p>Molti lessero nella fine della Guerra Fredda il compimento dell\u2019internazionalismo kantiano: sembrava a portata di mano una pace universale fondata sui valori liberali e democratici.<\/p>\n<p>Fu la stagione delle grandi conferenze onusiane, da quella sull\u2019Ambiente di Rio de Janeiro del 1992 a quella sulle Donne di Pechino nel 1995. Nascono gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, si amplia la membership delle Organizzazioni Internazionali (\u00e8 del 2001 l\u2019ingresso della Cina nell\u2019Organizzazione mondiale del commercio), realizzando cos\u00ec una progressiva integrazione degli attori nell\u2019ordine internazionale.<\/p>\n<p>L\u2019umanit\u00e0 sembrava esser divenuta consapevole di essere legata a un destino comune, a una unica responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>La globalizzazione, con la crescita del commercio internazionale, la riduzione delle distanze dovuta all\u2019aumento e alla facilit\u00e0 dei trasporti intercontinentali, il sempre maggiore flusso di passeggeri, idee, ha ampliato gli orizzonti di libert\u00e0 e spinto molti osservatori a pensare che fosse anche il pi\u00f9 rapido veicolo per la pace, la cooperazione, se non la democratizzazione.<\/p>\n<p>La globalizzazione contemporanea ha prodotto un livello di integrazione internazionale e di crescita senza precedenti nel corso della storia. Miliardi di persone sono uscite dalla povert\u00e0. Scambi di conoscenze e opportunit\u00e0 sono aumentati esponenzialmente, il progresso scientifico ha compiuto passi in avanti impensabili e ha permesso applicazioni pratiche in ogni settore della vita umana.<\/p>\n<p>L\u2019utopia di un mondo \u201cunipolare\u201d si \u00e8 consumata nel tempo di poco pi\u00f9 di un ventennio. Il processo si \u00e8 inceppato, a fronte di scontri di interesse, spesso all\u2019interno delle stesse comunit\u00e0, basti pensare alla ex Jugoslavia all\u2019inizio degli anni \u201890, all\u2019instabilit\u00e0 in molti paesi del Corno d\u2019Africa e dell\u2019Africa sub-sahariana, al mai risolto conflitto in Medio Oriente. Attori, spesso non statuali &#8211; anche se, talvolta, sorretti da Stati &#8211; si propongono la \u201cconquista\u201d, non esclusa la pratica di atti di terrorismo.<\/p>\n<p>All\u2019inizio del XXI secolo ci si \u00e8 cos\u00ec progressivamente trovati di fronte a una situazione fluida, nella quale a prevalere erano i rischi e il sentimento di incertezza e imprevedibilit\u00e0.<\/p>\n<p>La sfida \u00e8 corrispondere in modo costruttivo al nuovo che emerge.<\/p>\n<p>Agli organismi internazionali tradizionali si \u00e8 affiancato il G7, a questo il G20. Il gruppo dei \u201cBRICS\u201d vede espandere i suoi membri e rappresenta una quota crescente della popolazione e della produzione economica globale, proponendosi di agire da gruppo di pressione nella definizione di standard e nella gestione di opportunit\u00e0, quasi revival riveduto del gruppo dei Paesi \u201cnon allineati\u201d \u2013 allora, peraltro, davvero tali &#8211; che prese avvio con la Conferenza di Bandung, in Indonesia, nel 1955.<\/p>\n<p>Accanto a questa nuova articolazione multipolare dell\u2019equilibrio mondiale, si riaffaccia, tuttavia, con forza, e in contraddizione con essa, il concetto di \u201csfere di influenza\u201d, all\u2019origine dei mali del XX secolo e che la mia generazione ha combattuto.<\/p>\n<p><strong>Tema cui si affianca quello di figure di neo-feudatari del Terzo millennio &#8211; novelli corsari a cui attribuire patenti &#8211; che aspirano a vedersi affidare signorie nella dimensione pubblica, per gestire parti dei beni comuni rappresentati dal cyberspazio nonch\u00e9 dallo spazio extra-atmosferico, quasi usurpatori delle sovranit\u00e0 democratiche.<\/strong><\/p>\n<p>Ricordiamoci cosa detta l\u2019Outer Space Treaty all\u2019 Art. II: \u201cLo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non \u00e8 soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, n\u00e9 sotto pretesa di sovranit\u00e0, n\u00e9 per utilizzazione od occupazione, n\u00e9 per qualsiasi altro mezzo possibile\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019et\u00e0 moderna \u00e8 stata caratterizzata dalla \u201cConquista\u201d, di terre, ricchezze, risorse. Nei secoli, dall\u2019abbandono progressivo di territori non pi\u00f9 fertili, con le migrazioni verso nuovi lidi. In tempi relativamente recenti, con il mito, in America, della \u201cNuova frontiera\u201d.<\/p>\n<p>Regole e strumenti ci sarebbero per affrontare questa fase e allora perch\u00e9 il sistema multilaterale sembra non riuscirci, con il rischio del ripetersi di quanto accaduto negli anni Trenta del secolo scorso: sfiducia nella democrazia, riemergere di unilateralismo e nazionalismi?<\/p>\n<p>Oggi come allora si allarga il campo di quanti, ritenendo superflue se non dannose per i propri interessi le organizzazioni internazionali, pensano di abbandonarle.<\/p>\n<p>Interessi di chi? Dei cittadini? Dei popoli del mondo? Non risulta che sia cos\u00ec.<\/p>\n<p>Le conseguenze di queste scelte, la storia ci insegna, sono purtroppo gi\u00e0 scritte.<\/p>\n<p>\u00c8 il momento di agire: ricordando le lezioni della storia e avendo a mente il fatto che l\u2019ordine internazionale non \u00e8 statico. E&#8217; un\u2019entit\u00e0 dinamica, che deve sapersi adattare ai cambiamenti, senza cedimenti su principi, valori e diritti che i popoli hanno conquistato e affermato.<\/p>\n<p>Quest\u2019anno &#8211; ho menzionato Bandung e la Carta di San Francisco &#8211; ricorrono altres\u00ec i cinquant\u2019anni dalla conclusione della Conferenza di Helsinki sulla sicurezza e la cooperazione in Europa, insieme ai trent\u2019anni dell\u2019Osce, che ne \u00e8 derivata.<\/p>\n<p>Settantacinque anni fa, nel mese di ottobre, veniva lanciato il Piano Pleven per una difesa europea. Faceva seguito alla dichiarazione Schuman, del maggio dello stesso anno, che avrebbe portato alla costituzione della Comunit\u00e0 Europea del carbone e dell\u2019acciaio.<\/p>\n<p>Quarant\u2019anni fa, sul lago di Ginevra, il presidente Usa, Ronald Reagan, e quello dell\u2019Urss, Michail Gorbaciov, avviarono il disgelo che port\u00f2 alla sottoscrizione del Trattato INF che elimin\u00f2 dall\u2019Europa i missili cosiddetti di teatro.<\/p>\n<p>Nel 1990, Parigi vide la sottoscrizione del Trattato CFE\u00a0 per la riduzione delle forze convenzionali in Europa.<\/p>\n<p>La distensione port\u00f2 a un dividendo per la pace, che si espresse con sensibili riduzioni delle spese per armamenti, e una stagione di incontro, condivisione.<\/p>\n<p>Fu l\u2019avvio di una nuova architettura di sicurezza europea e mondiale.<\/p>\n<p>Ancora una volta, dialogo e spirito di cooperazione prevalsero.<\/p>\n<p>Cosa vuol dire?<\/p>\n<p>Che la pace non \u00e8 un dono gratuito della storia.<\/p>\n<p>Che statisti e popoli, per conseguirla, devono dispiegarvi il loro impegno.<\/p>\n<p>Che la pace occorre volerla, costruirla, custodirla.<\/p>\n<p>Anche con la paziente messa in campo di misure di fiducia.<\/p>\n<p>Basti pensare alla vera e propria batteria di accordi e trattati internazionali che, nei decenni, l\u2019hanno corroborata.<\/p>\n<p>Cosa rimane di tutto ci\u00f2?<\/p>\n<p>Passo dopo passo, i principali protagonisti hanno, dapprima, iniziato a violarli e, poi, a denunciarli.<\/p>\n<p>Quale diventa, quindi, il prezzo della sicurezza? La minaccia dell\u2019uso, se non la pratica, della violenza?<\/p>\n<p>Si tratta di interrogativi che riguardano, in primo luogo, proprio l\u2019Unione Europea.<\/p>\n<p>L\u2019Europa intende essere oggetto nella disputa internazionale, area in cui altri esercitino la loro influenza, o, invece, divenire soggetto di politica internazionale, nell\u2019affermazione dei valori della propria civilt\u00e0?<\/p>\n<p>Pu\u00f2 accettare di essere schiacciata tra oligarchie e autocrazie?<\/p>\n<p>Con, al massimo, la prospettiva di un \u201cvassallaggio felice\u201d.<\/p>\n<p>Bisogna scegliere: essere \u201cprotetti\u201d oppure essere \u201cprotagonisti\u201d?<\/p>\n<p>L\u2019Italia dei Comuni, nel XII e XIII secolo, suggestiva ma arroccata nella difesa delle identit\u00e0 di ciascuno, registr\u00f2 l\u2019impossibilit\u00e0 di divenire massa critica, di sopravvivere autonomamente e venne invasa, sub\u00ec spartizione.<\/p>\n<p>L\u2019Europa appare davanti a un bivio, divisa, come \u00e8, tra Stati pi\u00f9 piccoli e Stati che non hanno ancora compreso di essere piccoli anch\u2019essi, a fronte della nuova congiuntura mondiale.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea \u00e8 uno degli esempi pi\u00f9 concreti di integrazione regionale ed \u00e8, forse, il pi\u00f9 avanzato progetto &#8211; ed esempio di successo &#8211; di pace e democrazia nella storia.<\/p>\n<p>Rappresenta senza dubbio una speranza di contrasto al ritorno dei conflitti provocati dai nazionalismi. Un modello di convivenza che, non a caso, ha suscitato emulazione in altri continenti, in Africa, in America Latina, in Asia.<\/p>\n<p>Costituisce un punto di riferimento nella vicenda internazionale, per un multilateralismo dinamico e costruttivo, con una proposta di valori e standard che abbandona concretamente la narrazione pretestuosa che vorrebbe i comportamenti dei \u201ccattivisti\u201d pi\u00f9 concreti e fruttuosi rispetto a quelli dei cosiddetti \u201cbuonisti\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea semina e dissemina futuro per l\u2019umanit\u00e0. Ne sono testimonianza gli accordi di stabilizzazione internazionale stipulati con realt\u00e0 come il Canada, il Messico, il Mercosur. Le stesse politiche di vicinato, le intenzioni messe in campo dopo la Dichiarazione di Barcellona sul partenariato euro-mediterraneo (siamo a trent\u2019anni da quella data).<\/p>\n<p>Occorre che gli interlocutori internazionali sappiano di avere nell\u2019Europa un saldo riferimento per politiche di pace e crescita comune. Una custode e una patrocinatrice dei diritti della persona, della democrazia, dello Stato di diritto.<\/p>\n<p>Chiunque pensi che questi valori siano sfidabili sappia che, sulla scia dei suoi precursori, l\u2019Europa non tradir\u00e0 libert\u00e0 e democrazia.<\/p>\n<p>Le stesse alleanze si giustificano solo in base a &#8211; transeunti &#8211; convergenze di interessi e, dunque, per definizione, a geometria variabile, o riguardano anche valori?<\/p>\n<p>L\u2019Europa, ricordava Simone Veil al Parlamento Europeo, nel 1979, \u00e8 consapevole che \u201cle isole di libert\u00e0 sono circondate da regimi nei quali prevale la forza bruta. La nostra Europa \u00e8 una di queste isole\u201d.<\/p>\n<p>Restare arroccati su quest\u2019isola non \u00e8 la risposta: abbiamo bisogno di un ordine internazionale stabile e maturo per reagire all\u2019entropia e al disordine causate dalle politiche di potenza, e per affrontare le grandi sfide transnazionali del nostro tempo.<\/p>\n<p>Le attuali istituzioni non bastano, tuttavia, e le riflessioni poste in essere dalla Conferenza sul futuro dell\u2019Europa negli anni scorsi meritano di essere riprese e attuate, con una politica estera e di difesa comune pi\u00f9 incisiva, capace di trasmettere fiducia nei confronti del ruolo europeo nella risposta alle sfide globali.<\/p>\n<p>Abbiamo dimostrato di saper agire con efficacia nelle crisi, come durante la pandemia, e di saperci opporre con unit\u00e0 di intenti alle inaccettabili violazioni del diritto dei popoli, come nel caso dell\u2019aggressione russa all\u2019Ucraina.<\/p>\n<p>Con la stessa efficacia d unit\u00e0 dobbiamo ora rinnovarci, per salvaguardare la sicurezza e il benessere dei popoli europei e contribuire alla pace mondiale, a partire dalla dimensione mediterranea e dal rapporto con il contiguo continente africano.<\/p>\n<p>Non pu\u00f2 guidarci la rassegnazione ma la volont\u00e0 di dare contenuti ai passaggi necessari per ottenere questi risultati.<\/p>\n<p>Aldo Moro, lo statista italiano assassinato dalle Brigate Rosse, nella sua qualit\u00e0 di presidente di turno delle allora Comunit\u00e0 Europee (raccoglievano 9 Paesi), intervenendo nella sessione conclusiva della Conferenza di Helsinki, si proponeva di dare senso alla fase di distensione internazionale che si annunciava, sottolineando che significava \u201cl\u2019esaltazione degli ideali di libert\u00e0 e giustizia, una sempre pi\u00f9 efficace tutela dei diritti umani, un arricchimento dei popoli in forza di una migliore conoscenza reciproca, di pi\u00f9 liberi contatti, di una sempre pi\u00f9 vasta circolazione delle idee e delle informazioni\u201d.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea &#8211; e in essa Francia e Italia &#8211; deve porsi alla guida di un movimento che nel rivendicare i principi fondanti del nostro ordine internazionale sappia rinnovarlo, attenta alle istanze di quanti dall\u2019attuale costruzione si sentano emarginati.<\/p>\n<p>Una strada che non \u00e8 quella dell\u2019abbandono degli organismi internazionali n\u00e9 quella del ripudio dei principi e delle norme che ci governano ma di una profonda e condivisa riforma del sistema multilaterale, pi\u00f9 inclusiva ed egualitaria rispetto a quanto furono capaci di fare le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale, cui va, tuttavia, riconosciuto il grande merito di mettere insieme vincitori e vinti per un mondo nuovo.<\/p>\n<p>Servono idee nuove e non l\u2019applicazione di vecchi modelli a nuovi interessi di pochi.<\/p>\n<p>Le universit\u00e0 sono candidate a far emergere queste idee.<\/p>\n<p>Care studentesse e cari studenti,<\/p>\n<p>la storia \u00e8 incisa nei comportamenti umani.<\/p>\n<p>Il futuro del pianeta passa dalla capacit\u00e0 di plasmare l\u2019ordine internazionale perch\u00e9 sia a servizio della persona umana.<\/p>\n<p>Le scelte di multilateralismo e solidariet\u00e0 di oggi determineranno la qualit\u00e0 del vostro domani.<\/p>\n<p>Si tratta di non ripetere gli errori del passato, ma di dar vita a una nuova narrazione.<\/p>\n<p>Soltanto insieme, come comunit\u00e0 globale, possiamo sperare di costruire un avvenire prospero, ispirato a equit\u00e0 e stabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Vi auguro, auguro a ciascuno di voi, ogni successo negli studi che state approfondendo, con l\u2019auspicio che vi conducano a essere attori consapevoli e partecipi della comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<p>Auguri!<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.quirinale.it\/elementi\/127303\">Comunicato della Presidenza della Repubblica<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Marsiglia, 05\/02\/2025\u00a0 &nbsp; Monsieur le Pr\u00e9sident de l&#8217;Universit\u00e9, Monsieur le Recteur de l\u2019Acad\u00e9mie, Monsieur le Doyen de la Facult\u00e9 de Droit et Science Politique, Monsieur le Directeur de l\u2019Institut Portalis, Mesdames et Messieurs les Doyens et Professeurs, Ch\u00e8res \u00e9tudiantes et chers \u00e9tudiants, recevoir le Doctorat Honoris Causa de cette prestigieuse Universit\u00e9, institution acad\u00e9mique majeure en [&hellip;]","protected":false},"author":12,"featured_media":5496,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"tags":[],"class_list":["post-5493","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5493","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/users\/12"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5493"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5493\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5499,"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5493\/revisions\/5499"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5496"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5493"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/italiarappginevra.esteri.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5493"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}