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Diritti umani - approfondimento

 

Diritti umani - approfondimento

1. Introduzione

Storicamente, la nascita del diritto internazionale dei diritti umani si colloca nella stessa epoca in cui hanno visto la luce le Nazioni Unite, cioè a ridosso della fine della Seconda guerra mondiale. Tutela dei diritti umani e mantenimento della pace venivano idealmente posti a fondamento del mondo nuovo che sarebbe stato costruito dopo la fine della guerra.

L’art 1 della Carta delle Nazioni Unite (1945) indica fra gli scopi dell’organizzazione quello di “mantenere la pace e la sicurezza internazionali” e “promuovere ed incoraggiare il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali per tutti senza distinzione di razza, di sesso, di lingua o di religione”. Altre norme della stessa carta dedicate specificamente ai diritti umani attribuiscono agli organi delle Nazioni Unite funzioni specifiche in questo campo. Per meglio definire quali fossero i diritti umani previsti dalla Carta si decise di elaborare la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, adottata formalmente nel 1948 come risoluzione dell’Assemblea Generale, e quindi senza un carattere giuridicamente vincolante.

Nei decenni successivi si è proceduto a trasferire il contenuto della Dichiarazione in accordi internazionali vincolanti, i Core Human Rights Treaties, accompagnati da meccanismi di attuazione e monitoraggio degli obblighi assunti (Treaty Bodies).

Le due prime e più importanti convenzioni internazionali, adottate nel 1966, sono: il Patto sui diritti civili e politici (che comprende, tra l’altro, il diritto alla vita, a non subire torture o pene o trattamenti crudeli, inumani e degradanti, alla libertà e alla sicurezza, i diritti processuali, la libertà di pensiero, coscienza e religione, le libertà di espressione, di riunione e di associazione) ed il Patto sui diritti economici, sociali e culturali (che riguarda il diritto al lavoro, alla sicurezza sociale, ad un livello di vita adeguato, alla salute, all’istruzione, all’alimentazione). La Dichiarazione del 1948, insieme ai due citati Patti (del 1966) formano l’International Bill of Human Rights, cioè il “nucleo duro” del diritto internazionale dei diritti umani.

La scelta di elaborare due Patti anziché uno è frutto della divisione del mondo durante la Guerra Fredda. La priorità assegnata dagli occidentali ai diritti civili e politici, da un lato, e dai Paesi  socialisti ai diritti economici e sociali, dall'altro, ha portato ad una divaricazione tra quelle che sono state descritte come “prima e seconda generazione dei diritti umani”.

A questi due Patti sono seguite nel corso degli anni altre importanti Convenzioni, spesso corredate da Protocolli facoltativi relativi ad aspetti specifici, su singole “categorie” di diritti: contro le discriminazioni razziali, e nei confronti delle donne, contro la tortura, sui diritti dei bambini, dei disabili, dei lavoratori migranti, sulle sparizioni forzate (v. oltre).

Con la Dichiarazione di Vienna del 1993, elaborata con l’obiettivo di riaffermare, aggiornandolo alla nuova situazione, il contenuto nella Dichiarazione del 1948 alla luce del nuovo contesto internazionale, viene precisato in particolare che “Tutti i diritti umani sono universali, indivisibili, interdipendenti e interconnessi”, che “la comunità internazionale ha il dovere di trattare i diritti umani in modo globale e in maniera corretta ed equa, ponendoli tutti su un piano di parità e valorizzandoli allo stesso modo” e che “benché debba essere tenuto presente il valore delle particolari e differenziate condizioni storiche, culturali e religiose, è obbligo degli Stati, tenendo conto dei propri sistemi politici, economici e culturali, promuovere e tutelare tutti i diritti umani e le libertà fondamentali.”

Schematicamente, negli ultimi venti anni la politica dei diritti umani è stata caratterizzata da una crescente divaricazione tra Nord e Sud del mondo (che per certi versi ha rimpiazzato la vecchia divisione Est-Ovest), soprattutto per quanto riguarda i diritti a volte detti di “terza generazione”, primo tra tutti, il diritto allo sviluppo, che i PVS vorrebbero vedere codificato in modo tendenzialmente vincolante nei confronti dei paesi industrializzati.

In linea più generale, i Paesi europei e occidentali, a differenza dei G77 / NAM, ritengono che ci si debba concentrare sull’applicazione effettiva delle norme sui diritti umani fin qui elaborate (soprattutto nei confronti di determinati Paesi dove avvengono le violazioni dei diritti più gravi) piuttosto che creare nuovi standard giuridici internazionali in materia, ad esempio, di “diritto allo sviluppo”, nuove forme di razzismo etc.

 

2. Promozione e tutela internazionale dei diritti umani. Questioni prioritarie

L’Italia conduce un’ampia azione in favore della promozione e protezione dei diritti umani nel mondo, da intendersi non tanto come somma di questioni contingenti legate a determinate situazioni di crisi, quanto come aspetto strutturale della politica estera. L’azione dell’Italia si fonda sui principi etici e i valori della democrazia e del rispetto della persona espressi nella Costituzione, nonché sul convincimento che il rispetto dei diritti umani tende a rafforzare la sicurezza internazionale.

L'impegno internazionale dell'Italia in materia di diritti umani è ispirato ad una linea di dialogo ed apertura, rispettosa delle diversità culturali ma basata sul principio dell'universalità dei diritti umani. Ad essa si affianca il sostegno allo sviluppo sociale ed economico dei paesi più svantaggiati attraverso i programmi di cooperazione.

L’Italia sostiene gli strumenti di carattere bilaterale e multilaterale, universali e regionali, che hanno in generale l’obiettivo di rafforzare gli standard di riferimento comuni nel campo dei diritti umani e per la messa a punto di meccanismi di verifica del loro rispetto e applicazione. L’elaborazione di queste politiche coinvolge la società civile e, in particolare, le ONG e le associazioni di cittadini attivi in questo campo.

L’azione dell’Italia a tutela dei diritti umani nel mondo si caratterizza per una particolare attenzione a: campagna per una moratoria universale della pena di morte; promozione dei diritti delle donne e delle bambine, ed in particolare le campagne contro le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati; tutela e promozione dei diritti dei bambini; tutela della libertà di religione e credo e dei diritti degli appartenenti alle minoranze religiose.
Allo stesso tempo, l’Italia è impegnata rispetto a una pluralità di ulteriori iniziative in materia di protezione e promozione dei diritti umani in linea con gli obblighi assunti a livello internazionale in tema di sostegno dei diritti civili, politici, economici, sociali e culturali. In modo non esaustivo, si ricordano lotta contro il razzismo, la xenofobia e tutte le forme di intolleranza, antisemitismo; discriminazioni, incluse quelle basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere; promozione dei diritti delle persone con disabilità; educazione ai diritti umani; promozione della democrazia e dello stato di diritto; promozione della libertà di opinione e di espressione; questioni connesse alle tematiche migratorie.


Pena di morte
L’Italia attribuisce la massima priorità alla campagna internazionale per una moratoria delle esecuzioni capitali. Fin dagli anni novanta, grazie all’impegno congiunto tra Istituzioni e società civile, l’Italia ha dato impulso a diverse iniziative in favore di una moratoria universale della pena di morte, che hanno portato alla storica adozione della prima risoluzione sulla moratoria della pena capitale da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU nel dicembre 2007, approvata con 104 voti a favore, 54 contrari e 29 astensioni. L’impegno italiano si è rinnovato l’anno successivo quando, insieme a un’alleanza interregionale formata da Paesi di tutte le aree del mondo, l’Italia ha promosso una seconda risoluzione sulla moratoria, approvata dall’Assemblea Generale con un numero maggiore di voti favorevoli e un numero minore di voti contrari. Da allora, le successive risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU sulla moratoria universale dell’uso della pena di morte sono state approvate con cadenza biennale.
Il MAECI ha istituito nel luglio 2014 una Task Force con rappresentanti delle organizzazioni della società civile per coordinare e render ancor più efficace l’azione italiana di sensibilizzazione dei Paesi terzi a sostegno della risoluzione ONU sulla moratoria universale, in vista delle votazioni sulla stessa che si tengono prima in Terza Commissione (Commissione Affari Sociali, Umanitari e Culturali) e poi nella sessione plenaria dell’Assemblea Generale a New York.

Diritti delle donne
Il cammino politico, civile, sociale ed economico di ogni Paese non può prescindere da una piena partecipazione ed un completo coinvolgimento delle donne su basi di eguaglianza nei processi decisionali, nelle scelte di governo, nei processi formativi ed educativi. Nonostante importanti progressi realizzati negli ultimi decenni, le donne e le bambine continuano ad essere, in molte aree del mondo, vittime di violenza, fisica e psicologica, di sfruttamento e di traffici esecrabili.
L’Italia è fortemente impegnata sia in ambito bilaterale che multilaterale per la promozione dell’uguaglianza di genere e dell’empowerment femminile. Il nostro Paese è parte della Convenzione ONU sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne (CEDAW), partecipa attivamente ai lavori della Commissione ONU sulla condizione femminile (CSW) e sostiene le numerose iniziative che ogni anno vengono promosse su tali temi in ambito ONU. L’Italia ha svolto un ruolo attivo per consentire l’entrata in vigore (agosto 2014) della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica (Convenzione di Istanbul) e continua a incoraggiare in tutte le sedi la più ampia adesione a questa Convenzione.
I diritti delle donne e la lotta alla violenza contro le donne costituiscono oggetto anche di raccomandazioni specifiche che l’Italia indirizza ai Paesi terzi nell’ambito della Revisione Periodica Universale (UPR), l’esercizio di monitoraggio della situazione dei diritti umani cui tutti gli Stati dell’ONU si sottopongono ogni quattro anni a Ginevra.
L’Italia è attivamente impegnata, sia sul piano diplomatico-negoziale, sia su quello della cooperazione allo sviluppo, nelle campagne internazionali per l’eradicazione delle mutilazioni genitali femminili (MGF) e dei matrimoni precoci e forzati, promuovendo e partecipando attivamente ai negoziati sulle risoluzioni dell’Assemblea Generale e del Consiglio Diritti Umani dell’ONU su questi temi.
L’Italia sostiene le iniziative internazionali per la prevenzione della violenza sessuale nelle situazioni di conflitto e di emergenza, ed in particolare l’Iniziativa per la prevenzione della violenza sessuale nei conflitti e la “Call to Action on Protection from Gender-Based Violence in Emergencies”. Nel quadro della politica di tolleranza zero contro il fenomeno dello sfruttamento e degli abusi sessuali, nel settembre 2017 l'Italia ha aderito al "Circle of Leadership" lanciato dal Segretario Generale ONU Guterres per contrastare gli abusi sessuali da parte del personale civile e militare delle Nazioni Unite e ha firmato il Voluntary Compact, che ci impegna politicamente ad attuare misure volte a prevenirlo e combatterli.
L’Italia è particolarmente attiva anche sul tema “donne, pace e sicurezza”, con azioni ed iniziative volte a valorizzare il contributo delle donne nella risoluzione dei conflitti e nella promozione di una pace duratura e a favorire la piena e attiva partecipazione delle donne nella prevenzione, gestione e risoluzione dei conflitti e negli sforzi di ricostruzione postbellica. Sin dall’inizio, l’Italia ha sostenuto la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza n. 1325 del 31.10.2000 su “Donne, Pace e Sicurezza” e ha auspicato la piena attuazione di tale Risoluzione e quelle approvate sul tema negli anni successivi sia in ambito ONU sia in ambito UE e NATO. Nel 2017, l’Italia ha incluso l’Agenda WPS tra le priorità del suo mandato come membro non-permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e della sua Presidenza del G7. Allo stesso modo, si è impegnata a promuoverne l’attuazione anche nell’ambito dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) durante la sua Presidenza, nel 2018. L’Italia partecipa alla Rete di Focal Point Nazionali per l’Agenda WPS (WPS National Focal Points Network), e alla Task Force Informale dell’Unione Europea sulla Ris. 1325. Nell’ambito del mandato italiano in Consiglio di Sicurezza, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’Istituto Affari Internazionali (IAI) e Women in International Security Italia (WIIS Italy), ha lanciato unil Network di donne mediatrici per l’area mediterranea (Mediterranean Women Mediators Network), quale iniziativa concreta con effetti anche oltre i limiti temporali del mandato. Il Network, fondato alla Farnesina il 26 ottobre 2017, figura tra le attività del Terzo Piano Nazionale di Attuazione della Risoluzione 1325.
A livello nazionale, nel dicembre 2016, l’Italia ha adottato il terzo Piano d’Azione Nazionale per l’attuazione dell’Agenda Donne, Pace e Sicurezza. Il Piano copre il periodo 2016-2019, è stato elaborato con il fattivo contributo della società civile, e contiene iniziative qualificanti sul piano nazionale e internazionale. Per la realizzazione del Piano sono stati stanziati dal Parlamento fondi ad hoc. L’Italia è così entrata nel novero dei pochi Paesi che assicurano un contributo governativo per l’attuazione dell’Agenda 1325.


Diritti dei minori
I bambini sono una categoria particolarmente vulnerabile alle violazioni dei diritti umani, soprattutto in contesti di conflitto armato e post-conflitto e in situazioni caratterizzate da sottosviluppo, povertà estrema e tensioni sociali.
In ambito multilaterale, tra le numerose iniziative esistenti per la protezione dell’infanzia e la promozione dei diritti dei minori, si ricordano in particolare le Risoluzioni dell’Assemblea Generale dell’ONU e del Consiglio dei Diritti Umani sui diritti del fanciullo, che sono presentate dall'Unione Europea insieme ai Paesi del Gruppo latino-americano.
L’Italia sostiene le iniziative per la protezione dei diritti dei bambini nei conflitti armati, in attuazione dei principi contenuti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Fanciullo del 1989 e nel Protocollo opzionale sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati. Tale impegno si è concretizzato, ad esempio, con l’impulso all’adozione in ambito UE di “Linee Guida in materia di bambini e conflitti armati”, e in ambito ONU, con il sostegno del nostro Paese all’inserimento nei mandati delle operazioni di pace ONU di specifiche disposizioni per la protezione dei bambini.
L’agenda internazionale per la tutela dei diritti dei bambini nei conflitti armati si estende oggi anche alle iniziative volte a rafforzare la protezione delle scuole e degli ospedali nelle zone di conflitto, per garantire istruzione continua e cure efficaci alle vittime dei conflitti.

Libertà di religione o credo
A fronte delle molteplici sfide poste alla pacifica convivenza tra gruppi religiosi diversi in numerose parti del mondo, l’Italia lavora con determinazione affinché la libertà di religione o credo e la tutela dei diritti degli appartenenti delle minoranze religiose siano oggetto di un’azione più efficace di tutela a livello internazionale.
L’Italia, insieme agli altri Stati membri dell’Unione Europea, promuove la Risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU e quella del Consiglio dei Diritti Umani sulla libertà di religione o credo e di condanna di ogni forma di intolleranza e discriminazione su base religiosa. Si ricordano, inoltre, a livello europeo, le “Linee Guida UE sulla libertà di religione o credo”, adottate nel 2013, con l’obiettivo di intensificare l’azione dell’Unione Europea nei confronti dei Paesi terzi nel settore della libertà di religione. Su impulso italiano, le Linee Guida si riferiscono anche all’esercizio collettivo della libertà di religione, a tutela delle comunità religiose minoritarie.
L’Italia è promotrice di una rinnovata azione della Comunità Internazionale a difesa del patrimonio culturale e religioso, elemento fondamentale per garantire il rispetto della libertà di manifestare la propria religione e tutelare l’identità storica e culturale di una società. A tal proposito, il nostro Paese sostiene pienamente l’azione intrapresa dall’UNESCO a tutela del patrimonio culturale nelle aree di crisi, attraverso la creazione - su proposta italiana - di un meccanismo per interventi di urgenza e ha sottoscritto nel febbraio 2016 un Memorandum d’Intesa con UNESCO che, nell’ambito della coalizione “United4Heritage”, mette a disposizione dell’UNESCO la “Task Force italiana”, con la partecipazione del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC).
Nel 2017 l’Italia ha sostenuto e promosso iniziative sul tema anche nell’ambito della Presidenza del G7 e del mandato come membro non permanente del Consiglio di Sicurezza ONU. In particolare, a marzo 2017 l’Italia, insieme alla Francia, ha promosso una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla protezione del patrimonio culturale e il contrasto al traffico illecito di beni culturali. La Risoluzione 2347, adottata all’unanimità il 4 marzo 2017, contiene previsioni importanti che, se messe in atto da tutti gli attori della Comunità internazionale, aiuteranno a contrastare i fenomeni di violenza etnica e religiosa, facilitando anche, nel più lungo termine, i processi di pacificazione e riconciliazione nazionale.


Educazione ai diritti umani
L’Italia sostiene in ambito multilaterale le iniziative intese a rafforzare la promozione dell’educazione ai diritti umani. L’educazione ai diritti umani è uno strumento di importanza fondamentale affinché ogni individuo acquisisca consapevolezza effettiva dei propri diritti e degli strumenti per rivendicarne la tutela. L’educazione ai diritti umani contribuisce a promuovere il rispetto per la dignità umana, favorisce lo sviluppo della cultura del dialogo e della reciproca comprensione, contribuisce a rafforzare la protezione effettiva dei diritti umani e delle libertà fondamentali da parte delle Istituzioni dello Stato e delle espressioni della società civile. L'educazione (che avviene nelle istituzioni educative formali e informali) e la formazione (destinata a coloro che nella loro professione hanno responsabilità di tutela e promozione dei diritti umani) riguardano tutte le fasi della vita.
Tra le iniziative in materia si segnala il progetto “R2P nelle scuole”, sviluppato dall’Italia nell’ambito del suo mandato in Consiglio di Sicurezza ONU e lanciato a gennaio 2018. Il progetto, realizzato dal MAECI in collaborazione con il MIUR, ha l’obiettivo di divulgare nelle scuole i principi della “Responsibility to Protect” (R2P), al fine di sensibilizzare le studentesse e gli studenti al tema della tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e all’importanza di stabilire ed attuare i principi internazionali a protezione della popolazione civile.


Difensori dei diritti umani
I difensori dei diritti umani, secondo la definizione contenuta nelle Linee Guida UE in materia, sono “singoli, gruppi e organi della società che promuovono e proteggono i diritti umani e le libertà fondamentali universalmente riconosciute. Essi lottano per promuovere e proteggere i diritti civili e politici oltre che promuovere, proteggere e realizzare i diritti economici, sociali e culturali. Promuovono e proteggono altresì i diritti dei membri di gruppi quali le comunità indigene”.
L’Italia riconosce il ruolo centrale che i difensori dei diritti umani svolgono nel promuovere una cultura di rispetto per i diritti umani e nel sostenere le vittime di violazioni e abusi ed è fermamente convinta che una società civile attiva contribuisca alla costruzione di società inclusive, stabili e prospere. L’Italia è impegnata nel salvaguardare la sicurezza e i diritti dei difensori dei diritti umani e continuerà attivamente a sostenerli e a incrementare gli sforzi contro tutte le forme di rappresaglia nei loro confronti. Anche a tal fine, l’Italia, in stretto coordinamento con i partner dell’UE e dell’OSCE, promuove l’applicazione delle linee guida UE ed OSCE in materia, che costituiscono importanti strumenti di lavoro per tutta la rete diplomatico-consolare. 

Linee guida UE sui Difensori dei Diritti Umani

Linee guida OSCE/ODIHR sulla Protezione dei Difensori dei Diritti Umani

 

3. Gli Organi delle Nazioni Unite di tutela e promozione dei diritti umani

 

I tre pilastri fondamentali delle Nazioni Unite sono: Pace e Sicurezza, Sviluppo e Diritti Umani. Nella struttura dell’Organizzazione si occupano di diritti umani due organi assembleari intergovernativi (Assemblea Generale e Consiglio dei Diritti Umani) e un organo esecutivo inquadrato nel Segretariato ONU (l’Alto Commissariato per i diritti umani).

 

3.1. L’Assemblea Generale, formata da tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, agisce in questo campo principalmente attraverso la sua Terza Commissione (che si occupa in generale di questioni sociali, umanitarie e culturali). La Commissione si riunisce a New York una volta l’anno per 6 settimane, di norma nel periodo ottobre- novembre. Essa negozia e definisce, nelle predette materie, alla luce anche del lavoro del Consiglio dei Diritti Umani, i testi di risoluzione per la successiva adozione da parte della Plenaria dell’Assemblea Generale. Le ONG accreditate possono partecipare alle sessioni formali della Commissione.

 

 

3.2.  Il Consiglio dei Diritti Umani, organo sussidiario dell'Assemblea Generale, con sede a Ginevra, è stato creato nel 2006 in sostituzione della Commissione per i Diritti Umani, con il compito di promuovere il rispetto universale e la protezione dei diritti umani, di intervenire in caso di loro violazione e di favorire il coordinamento delle strutture operanti nel sistema delle Nazioni Unite. Il CDU si compone di 47 Stati membri dell’ONU (13 dall’Asia, 13 dall’Africa, 8 dall’America Latina, 7 occidentali e 6 dall’Europa orientale), eletti a rotazione dall’Assemblea Generale per un periodo iniziale di tre anni, rinnovabili non più di due volte consecutive. Il Consiglio si riunisce a Ginevra normalmente in 3 sessioni ordinarie all'anno, per un periodo complessivo minimo di 10 settimane lavorative; a queste sono da aggiungere le sessioni speciali per le questioni urgenti, che durano 1- 2 giorni, si occupano di un solo argomento, e devono essere richieste da almeno 1/3 dei membri. Pur essendo un organo di rappresentanti governativi, è aperto al contributo delle ONG beneficianti di status consultivo, che possono partecipare alle sedute e presentare documenti scritti.

 

Per realizzare il proprio mandato, il CDU dispone di diversi “meccanismi”, di cui rilevano soprattutto:

·   Esame Periodico Universale o UPR (Universal Periodic Review).

·   le Procedure Speciali (Special Procedures).

 

Inoltre il CDU ha istituito al suo interno numerosi Gruppi di lavoro, Fori e Comitati tra cui: la Procedura di reclamo (Complaint Procedure), il Comitato Consultivo del Consiglio (Advisory Committee), i diversi Gruppi di lavoro attinenti al Processo Post Durban, il Social Forum, il Forum sulle minoranze, il Gruppo di lavoro sul Diritto allo Sviluppo,e il Gruppo di lavoro sulle Popolazioni Indigene, il Gruppo di lavoro sulle Compagnie Militari Private di Sicurezza ed il Gruppo di lavoro su imprese e diritti umani.

 

 

3.3. L’Alto Commissariato per i Diritti Umani (OHCHR), che fa parte del Segretariato dell’ONU, è stato istituito nel 1993 dall’Assemblea Generale a seguito della citata Conferenza di Vienna, con il compito di rafforzare il coordinamento e l’effettività degli organismi del sistema delle Nazioni Unite per i diritti umani. Nel corso degli anni l’Alto Commissariato ha consolidato la propria presenza sul terreno istituendo 12 uffici regionali e quasi altrettanti uffici nazionali, inviando propri esperti nelle missioni di pace delle Nazioni Unite o pianificando operazioni indipendenti di fact finding, nonché integrando la componente diritti umani nelle attività dei Country Team delle Nazioni Unite e nelle Agenzie specializzate. Inoltre l’Alto Commissariato amministra numerosi progetti di cooperazione tecnica in tutte le regioni del mondo, finalizzati alla creazione o al rafforzamento dei sistemi nazionali di protezione dei diritti umani e dello stato di diritto.L’OHCHR, la cui sede è a Ginevra, fornisce servizi di supporto all’intero sistema ONU. Funge infatti da segretariato del Consiglio Diritti Umani, degli Organi dei Trattati e delle Procedure Speciali. L’attuale Alto Commissario è Zeid Raad Al Hussein, giordano.

3.4 Infine, l’ECOSOC (Consiglio Economico e Sociale dell’ONU) ha alcune attribuzioni che riguardano la connessione esistente tra questioni sociali e i diritti umani. All’ECOSOC invia infatti i propri rapporti, unico tra i Treaty Bodies esistenti (si veda successivo punto 3.5)  il Comitato per i diritti economici, sociali e culturali.  Di particolare rilievo e’ la Commissione sulla Condizione della Donna (CSW), organo funzionale del Consiglio. Tale Commissione, composta da 45 Stati membri, è il principale organo intergovernativo che si occupa di politiche relative all’uguaglianza di genere ed alla promozione del ruolo delle donne. Si riunisce, ogni anno a New York per 2 settimane tra febbraio e marzo.

 

3.5.  Gli Organi convenzionali (Treaty Bodies)

Come accennato, le Nazioni Unite hanno adottato nove Convenzioni Internazionali in materia di diritti umani (Core Human Rights Treaties), e per ognuna di esse è stato creato un Organo convenzionale (Treaty Body) preposto al controllo giuridico e monitoraggio degli impegni assunti dagli Stati parte:

Patto Internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR, entrata in vigore: 1976, ratifiche: 171) à Comitato per i diritti umani
Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR, in vigore dal 1976, 168 ratifiche) à Comitato per i diritti economici, sociali e culturali
Convenzione internazionale per l’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale (ICERD, entrata in vigore nel 1969, e ratificata, ad oggi, da 179 Stati) à Comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale
Convenzione contro ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW, 1981, 189 ratifiche) Comitato per l’eliminazione della discriminazione contro le donne
Convenzione internazionale contro la tortura (CAT, 1987, 164 ratifiche) à Comitato contro la tortura
Convenzione sui diritti del bambino (CRC, 1990, 196 ratifiche)  à Comitato per i diritti dell’infanzia
Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie (ICRMW, 2003, 52 ratifiche; i Paesi UE e occidentali non la hanno ratificata) à Comitato per la protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie
Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (CRPD, 2008, 177 ratifiche) à Comitato sui diritti delle persone con disabilità
Convenzione Internazionale per la protezione di tutte le persone dalle sparizioni forzate (CPED, 2010, 58 ratifiche) Comitato sulle sparizioni forzate.
 

Inoltre, alcuni protocolli facoltativi dispongono di un proprio Comitato ad hoc.

 

I comitati sono composti da un numero di esperti indipendenti che varia da 10 a 23; essi esaminano i rapporti periodici presentati dagli Stati contraenti (la presentazione dei rapporti degli Stati nei tempi stabiliti è oggetto di specifici obblighi) sull’attuazione, al loro interno, delle norme sancite dal trattato di riferimento, e possono ricevere informazioni anche da altre fonti. Alla luce delle varie informazioni raccolte il Comitato discute il rapporto insieme ai rappresentanti governativi dei singoli Stati, attraverso apposite audizioni. Infine, sulla base della discussione, il Comitato pubblica le raccomandazioni, sotto forma di osservazioni conclusive. In aggiunta a tale procedura alcuni Comitati possono svolgere funzioni di  monitoraggio attraverso altri tre meccanismi: le procedure di inchiesta sul campo, l’esame di comunicazioni provenienti da Stati e l’esame di ricorsi individuali. I Comitati pubblicano inoltre i loro commenti interpretativi sul contenuto delle disposizioni dei rispettivi trattati (cosiddetti General Comments), che rappresentano un’importante fonte di soft law.

 

 

4. Organi regionali di tutela e promozione dei diritti umani

 

In diverse regioni del mondo esistono istituzioni e meccanismi che agiscono nel campo della tutela e promozione dei diritti umani, in particolare in Africa, nelle Americhe e in Europa. Per quanto riguarda il nostro continente, vanno segnalati: l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’Osce.

4.1    Unione Europea

4.1.1. Principi

L'Unione Europea "si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dello stato di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri" (art. 6 del Trattato UE). Tra i suoi obiettivi, essa annovera anche quello di "rafforzare la tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini dei suoi Stati membri" nonché salvaguardare e "sviluppare l'Unione quale spazio di libertà, sicurezza e giustizia". Tali valori, già saldamente ancorati nel Trattato istitutivo, sono stati rafforzati grazie all'adozione di una Carta dei diritti fondamentali del 2000 (che individua i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali dei cittadini dell’UE e delle persone che vi risiedono), e rafforzati ulteriormente quando questa è divenuta giuridicamente vincolante, nel 2009, con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona. Il contenuto della Carta, pur nei limiti di un compromesso fra le diverse culture giuridiche presenti nell’UE, rappresenta un risultato di grande valore politico.

L’Italia continua a svolgere un ruolo attivo e propositivo nel coordinamento delle posizioni dell’Unione Europea, nella convinzione che, senza nulla togliere all’importanza delle politiche nazionali, solo una dimensione autenticamente europea sia in grado di mettere in campo il peso politico e negoziale necessario ad un’efficace politica dei diritti umani su scala globale. In occasione della Giornata dei Diritti Umani (10 dicembre 2017), l’Alto Rappresentante Federica Mogherini ha rimarcato l’impegno dell’Unione per la tutela e la promozione dell’universalità dei diritti umani contro ogni forma di violazione. Ha ribadito, inoltre, il pieno supporto che l’UE offre ai difensori di tali diritti, sempre più spesso vittime di minacce e rappresaglie a causa del loro impegno per la protezione delle libertà fondamentali, nonché l’attiva collaborazione con le Nazioni Unite, la Corte penale internazionale le istituzioni regionali quali il Consiglio d'Europa, nella strenua convinzione che il multilateralismo sia uno strumento fondamentale per assicurare la piena efficacia delle loro funzioni.

4.1.2. Dimensione esterna

L’impegno dell’UE per la protezione e la promozione dei diritti umani è anche elemento essenziale della sua azione esterna, i cui principali strumenti sono:

·         Decisioni del Consiglio;

·         Strategie e posizioni comuni;

·         Comunicazioni congiunte;

·         Dialoghi strutturati sui diritti umani: incontri ufficiali di alto livello nei quali si discute esclusivamente di questioni legate ai diritti umani. L’obiettivo di questi incontri è quello di discutere questioni di interesse reciproco e di rafforzare la cooperazione sui diritti umani; servono inoltre ad esprimere eventuali preoccupazioni dell’UE relativa alla situazione nel Paese o a casi individuali. Tra i Paesi con cui l’UE tiene tali incontri si ricordano i Paesi candidati all’ingresso nell’UE ( Turchia, Albania, Serbia, Montenegro e ex Repubblica Jugoslava di Macedonia), l'Unione Africana nonché Algeria, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bangladesh, Bielorussia, Brasile, Cambogia, Canada, Cile, Cina, Colombia, Cuba, Egitto, Georgia, India, Indonesia, Iran (con cui il dialogo è stato però sospeso), Israele, Giappone, Giordania, Kazakistan, Kirghizistan, Laos, Libano, Mesico, Moldavia, Marocco, Nuova Zelanda, Pakistan, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Sri Lanka, Tajikistan, Tunisia, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan, Vietnam e Autorità Palestinese.

·         Démarches (nelle capitali dei Paesi terzi).

·         Dichiarazioni dell’Alto Rappresentante o di questo "a nome dell’Unione Europea";

·         Linee-Guida (espressione di un impegno politico, forniscono il quadro generale di riferimento per l’azione dell’Unione Europea e degli Stati Membri in aree specifiche dei diritti umani). Esse riguardano attualmente i seguenti argomenti: pena di morte; tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti; dialoghi con i paesi terzi in materia di diritti umani; bambini e conflitti armati; difensori dei diritti umani; promozione e tutela dei diritti del bambino; violenza contro le donne e lotta conto tutte le forme di discriminazione nei loro confronti; diritto internazionale umanitario.

·         Missioni di monitoraggio elettorale, attraverso cui l'UE fornisce assistenza tecnica nell'organizzazione delle elezioni e verifica al momento del voto il rispetto delle procedure e degli standard internazionali in materia.

L'UE ha fatto dei diritti umani una questione centrale nelle sue relazioni con altri paesi e altre regioni: il rispetto e la promozione dei diritti umani sono uno dei criteri di valutazione per l'adesione dei Paesi candidati e rappresentano uno degli obiettivi principali (art. 11 del TUE) della Politica Estera e di Sicurezza Comune dell’UE (PESC). In tutti gli accordi commerciali o di cooperazione allo sviluppo con i paesi extra-UE una clausola stabilisce che i diritti umani sono un principio essenziale delle relazioni tra le parti. Attualmente esistono più di 120 accordi di questo tipo. Quello che conta il maggior numero di firmatari è quello di Cotonou, l'accordo in materia commerciale e di aiuti che lega l'UE a 79 paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico (i cosiddetti paesi ACP). Il mancato rispetto dei diritti umani da parte di uno dei paesi ACP può comportare la sospensione delle concessioni commerciali dell'UE e il ridimensionamento dei programmi di aiuto.

Le principali strutture dell’Unione Europea per la promozione dei diritti umani nei Paesi terzi sono:

·         Il Dipartimento diritti umani e democrazia, che fa parte del Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) il personale del SEAE proviene dalla Commissione europea, dal Segretariato Generale del Consiglio e dai Servizi Diplomatici degli Stati membri dell’UE; esso assiste l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza;

·         Il Gruppo di lavoro PESC sui diritti umani (COHOM), che si riunisce almeno una volta al mese a Bruxelles, formato da funzionari delle Capitali e delle Rappresentanze a Bruxelles degli Stati Membri, in cui i 28 discutono tutte le questioni attinenti all’agenda UE dei diritti umani;

·         La Sottocommissione per i diritti umani, che fa parte della Commissione affari esteri del Parlamento europeo, il cui mandato comprende “le questioni concernenti i diritti umani, la protezione delle minoranze e la promozione dei valori democratici nei paesi terzi”.

Il principale meccanismo per finanziare progetti di tutela e promozione dei diritti umani nei Paesi terzi è lo Strumento finanziario UE per la promozione della democrazia e dei diritti umani nel mondo (EIDHR) istituito con il Regolamento 1889/2006 e finalizzato a sostenere l'attuazione delle priorità politiche dell'UE in materia di diritti umani (delineate principalmente attraverso le Linee Guida sopramenzionate), in particolare attraverso il sostegno a individui o organizzazioni della società civile ed alle organizzazioni internazionali impegnate nel settore dei diritti umani. Si tratta di uno strumento complementare rispetto agli altri programmi di cooperazione. Attualmente, il budget EIDHR ammonta a €1,332.75 M per il periodo 2014-2020, con un incremento di circa il 21% rispetto a quanto previsto per il budget 2007-2013.

Per dare maggiore organicità ed efficacia alle politiche di tutela e promozione dei diritti umani verso i Paesi terzi, dal 2011 vengono elaborare le strategie Paese UE sui diritti umani.

4.1.3. Dimensione interna

·         Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali (FRA), ha sede a Vienna ed è stata istituita dal regolamento (CE) n. 168/2007 del Consiglio del 15 febbraio 2007. Essa ha lo scopo di fornire alle Istituzioni europee e alle Autorità nazionali assistenza e consulenza, relativamente ai diritti fondamentali, nell’attuazione del diritto comunitario, nonché di aiutarle ad adottare le misure o a definire le iniziative appropriate. Dopo l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, anche l’azione dell’Agenzia è destinata ad espandersi e rafforzarsi; 

·         Gruppo di lavoro “Diritti fondamentali, diritti dei cittadini e libera circolazione delle persone” del Consiglio;

·         Mediatore europeo.

4.2    Consiglio D’Europa

Il Consiglio d’Europa (CoE) – fondato con il Trattato di Londra del maggio 1949, che ha visto l’Italia tra i primi dieci firmatari – ha sede a Strasburgo ed è attualmente formato da 47 Stati membri (tutti i Paesi del continente europeo ad eccezione della Bielorussia) e 6 Stati osservatori (Giappone, Stati Uniti, Canada, Israele, Messico e Unione Europea). I tre pilastri fondamentali della sua attività sono: i diritti umani, lo Stato di diritto e la democrazia.

Con l’entrata in vigore della Convenzione Europea per la Salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali (CEDU) del 1950 e dei suoi successivi Protocolli Addizionali, il Consiglio d’Europa ha sviluppato il primo e più avanzato sistema regionale di promozione e protezione dei diritti umani, caratterizzato in particolare dal ruolo svolto dalla Corte Europea dei Diritti Umani. E’ in corso il processo di adesione della UE a detta Convenzione.

Oltre alla CEDU, il Consiglio d’Europa ha adottato altre 220 Accordi internazionali (alcune delle quali aperte anche a Stati non membri). Tra i principali Trattati in materia di diritti umani, la cui applicazione a livello nazionale è controllata da specifici Comitati incaricati di esaminare i rapporti periodici presentati dalle Parti,vanno annoverati:

-          la Carta Sociale Europea ed il connesso organismo di monitoraggio, ovvero il Comitato europeo dei diritti sociali (ECSR);

-          la Convenzione europea per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani e degradanti, con il connesso Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamenti inumani e degradanti (CPT);

-          la Convenzione-quadro per le minoranze nazionali, con il rispettivo Comitato consultivo;

-           la Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei bambini, con il rispettivo Comitato permanente;

-          la Convenzione per la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e gli abusi sessuali, con il Comitato delle Parti;

-          la Convenzione sulla lotta alla tratta degli esseri umani, con il relativo organismo di monitoraggio (Gruppo di Esperti contro la Tratta di Esseri Umani - GRETA);

-          la Convenzione del Consiglio d'Europa sulla prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e alla violenza domestica, con il relativo gruppo di esperti denominato GREVIO.

 

Altri, importanti organismi di monitoraggio specifico sono:

-          la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (ECRI); 

-          il Gruppo di Stati contro la Corruzione (GRECO).

 

Più in dettaglio, i principali organi del Consiglio d’Europa in materia di diritti umani sono:

·         la Corte europea dei diritti umani (European Court of Human Rights) con sede a Strasburgo, composta da 47 giudici, uno per ciascuno Stato parte della Convenzione. Essi sono eletti dall’Assemblea parlamentare, restano in carica per un periodo di 9 anni e non sono rieleggibili. Sebbene siano eletti in riferimento a ciascun Stato membro, in una lista da questi presentata, i giudici operano come individui e non rappresentano, dunque, lo Stato cui appartengono. Essi pertanto, sono totalmente indipendenti. La Corte procede in formato di giudice unico, in comitati di tre giudici, in camere di sette giudici ed in una Grande Chambre di 17 giudici. Possono fare ricorso alla Corte gli Stati, gli individui, le ONG, i gruppi.

 

4.3 OSCE

La dimensione umana - ovvero l'insieme delle questioni attinenti a diritti umani, democratizzazione e stato di diritto - ha sempre avuto un ruolo importante anche nell'ambito delle attività dell'Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa (OSCE).

Il principale strumento di promozione all'interno di tale Organizzazione è l'ODIHR (Office for Democratic Institutions and Human Rights), con sede a Varsavia. Oltre a sviluppare l’azione di assistenza nel campo della tutela dei diritti umani, l’attività di monitoraggio elettorale e di consulenza giuridico-costituzionale nei Paesi in transizione, l’ODIHR organizza anche ogni anno a Varsavia, in autunno, lo Human Dimension Implementation Meeting (HDIM), che rappresenta la più rilevante occasione di incontro in ambito OSCE
sui temi dei diritti umani e della democrazia, cui partecipano le delegazioni dei 57 Paesi membri dell’Organizzazione viennese e centinaia di ONG, rappresentanti della società civile.

Altrettanto importante è il ruolo svolto dall'Alto Commissario per le Minoranze Nazionali e dal Rappresentante per la Libertà dei Media, che ha il compito di coordinare la difesa della libertà e dell’indipendenza dei giornalisti e degli operatori dei media nell’area OSCE.


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